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Mi rifaccio vivo per fare un regalo a me e a questo silenzioso blog, approfittando dello spazio che di solito è occupato dai fatti delLa Disamistade:
Mi rifaccio vivo per fare un regalo a me e a questo silenzioso blog, approfittando dello spazio che di solito è occupato dai fatti delLa Disamistade:

Per chi passasse ancora da queste parti… e per chi passera’ dalle parti di Milano, e in particolare martedì 8 maggio, e in particolare sotto la stazione della metropolitana Sant’Ambrogio, e in particolare dalle 13 alle 14 e dalle 18 alle 19, potrà trovarci a suonare per i passanti affrettati, lavoratori e studenti o semplici curiosi. Saremo lì sotto, infatti, perché selezionati da Radio LifeGate e dal CPM di Milano all’interno del concorso “Talenti per Natura” (mi rendo conto che il nome del concorso possa anche non piacere… in effetti fa proprio schifo).
Vi aspettiamo, contando soprattutto, data la particolare ubicazione del concerto, sull’eco e sul conseguente effetto amplificativo dei vostri applausi.
Qui per maggiori informazioni sull’evento.

MARTEDI’ 27 GIUGNO 2006
ORE 22.00
PRESSO IL COTTON CLUB DI VOGHERA
PIAZZA SAN BOVO,16
PRESENTAZIONE DEL CD
DALLA STRADA A QUESTA STANZA
…e beccatevi la locandina, che poi è uguale alla foto dello scritto precedente, ma tant’è. Bosogna pur fare un minimo di bombardamento iconografico.
Stasera prove generali per la presentazione: le cose girano abbastanza bene. Giovedì ancora prove con spazio dedicato al Gre, il sassofonista che ha suonato in un paio di brani del cd.
Personalmente, suonare al Cotton, dove per anni ho ammirato musicisti (quasi tutti jazzisti) di grande talento, è un piccolo sogno che si realizza. Noi non siamo jazzisti e non siamo dei virtuosi supertecnici dello strumento, tutt’al più siamo dei jazzemani eterni ma onesti dilettanti.
Epperò secondo me la musica delLa Disamistade lì dentro ci starà a pennello.
Decisamente, non vedo l’ora.

Sono arrivati i cd!
Siamo contenti da dio.
’nuff said.
E ora via con la sordida speculazione: il primo ep delLa Disamistade, “Dalla strada a questa stanza”, autoprodotto e stampato in 300 copie, numerate a mano dal sottoscritto, è già in vendita.
Lo potrete acquistare alla risibile cifra di 7 euro scrivendoci una mail oppure chiedendocelo direttamente durante le esibizioni dal vivo.
Se volete, qui, sul nostro spazio vitaminic, potrete avere un assaggio (peraltro molto cospicuo, due canzoni intere) di ciò che abbiamo prodotto.
I prossimi appuntamenti dal vivo:
10 giugno 2006 – Ad Alessandria, in piazza Santo Stefano, esibizione nell’ambito della rassegna “Liberi Tutti”. Apertura del concerto degli StellaKowalsky
27 giugno 2006 – A Voghera (PV), presso lo storico locale “Cotton Club” di piazza San Bovo/via XX settembre, PRESENTAZIONE UFFICIALE DELL’EP “DALLA STRADA A QUESTA STANZA”
Nella foto, giusto per dar prova che questa non è una delle mie solite ballacce, la copertina del cd (e nel retro c’è pure il bollino di quei ladroni della Siae!).

…questa volta ho superato me stesso: mille promesse di diari in rete, aggiornamento costante sulla lavorazione del disco, nuovo sito, foto, video e un milione di posti di lavoro.
Ne è passato di tempo.
Ne sono successe di cose.
E’ che ci bombardano di diarite acuta, diari in tele, diari sui settimanali, diari forse anche in metrò, devo chiedere ad Alfredo. E così ci si allontana un po’ dal vecchio diario su tiscali. Ma va bene così.
Tra le cose che sono successe, è successo che le registrazioni sono finite,
il mix è finito, le foto sono finite, le grafica è finita. Persino la label è finita, con tutti i dpi giusti, i margini, i millimetri (la cosa bella è che mi sono fatto una cultura digital-tipografica non indifferente). Mancano solo le chromalin.
Narratologicamente, questa sarebbe una discreta ellissi.
Quindi.
Domani, o comunque a breve, si fanno le chromalin e poi si manda tutto in stampa. Quindi alla seconda, il cd delLa Disamistade uscirà poco dopo Pasqua. E questa non è una delle solite promesse.
Prossimamente maggiori dettagli (questa invece potrebbe essere una delle solite promesse. Ma anche no, vedremo).
Seconda comunicazione importante:
GIOVEDI’ 30 MARZO, A UN’ORA NON BEN CHIARA MA COMUNQUE DOPOCENA, LA DISAMISTADE TORNA AD ESIBIRSI AL “COWBOYS GUEST RANCH” DI VOGHERA
nell’ambito del concorso “Open Stage”.
Nel programma del sito siamo presentati come La Desamistade, grazie all’ennesima storpiatura del nostro nome, con ogni probabilità dovuta al buon Giorgio “Prodi” Macellari, uno che è dentro all’organizzazione del concorso indetto dal Ranch e che è famoso in tutta Voghera perché storpia il nostro nome.
Solo le nostre canzoni, in pratica una pre-presentazione del disco.
Siateci!
Foto: La Disamistade dalla strada a questa macchinetta per fototessere

Rieccomi, un po’ in ritardo per l’aggiornamento dei “lavori in corso”. Siamo tornati in studio sabato, per iniziare le sovraincisioni. La giornata è stata manipolata da Alfredo, che ha fatto cose buone e giuste con la chitarra in quasi tutti i pezzi, che pian piano stanno iniziando a prendere forma. Il nostro baldo Coltella si è poi cimentato al pianoforte in altri due brani, con un dispendio notevole di energia, stress, sigarette, tempo e quant’altro, ma alla fine mi dicono che pare ce l’abbia fatta.
Ora tocca a me, venerdì pomeriggio, andare a sovraincidere un po’ di percussivo divertissement.
Abbiamo preso poi contatti con fisarmonicista e sassofonista, che dovrebbero offrirci la loro prestazione d’opera occasionale.
Uscita prevista per il tutto: immagino settembre, anche perché la confezione dei CD prevede un certo lavorìo di cesello che dovrei sobbarcarmi in buona parte io, ma sul quale per ora, come dice la nostra canzone, “è meglio tacere”.
IMPORTANTE: SABATO 2 LUGLIO ALLE ORE 21.30 IN PIAZZETTA DELLA LAGA DI ALESSANDRIA AD ALESSANDRIA, LA DISAMISTADE TORNERA’ A SUONARE DAL VIVO IN OCCASIONE DEL FESTIVAL “EMERGENZE ALESSANDRINE”.
Ovviamente siete tutti caldamente invitati a partecipare.

Lele ed io in macchina ascoltiamo prima di tutto “Dentro Marilyn” interpretata da Mina, che a me piace moltissimo, a Lele meno. Poi ci dedichiamo al peggio pop anni Ottanta, mentre la strada verso Pavia scorre veloce, i campi verdeggiano accanto ai finestrini e il cielo è come una lavagna. Alfredo arriva da Milano, l’odiosamata Milano. Ci incontriamo alle colonne di Pomodoro, che però son state smantellate da mesi. Lele le vede ancora, comunque.
Coppia d’auto gonfie di strumenti in direzione Gain Studios. Si incide, stavolta si incide. Dopo un’attesa davvero lunga ed estenuante, stasera usciremo da lì con sette pezzi registrati nella loro struttura primordiale.
Il Gain è proprio bello, ti mette a tuo agio. Il proprietario nonché fonico anche.
Alle 16 siamo pronti per cominciare a lasciare un segno, seppur fugace, seppur irrilevante, nella produzione discografica nostrana. Scattiamo qualche foto mentre montiamo a approntiamo e accordiamo, giusto per stemperare.
Carburiamo lenti: il primo pezzo, “Canzone d’inverno”, richiede alla fine ben nove take, di cui tre completate. Il piano di Alfredo dialoga bene con la chitarra di Lele, l’atmosfera è rarefatta e un po’ parigina, con un bolero inaspettato nel finale. Seguono “Triste gioia” e “Ho fatto cose ho visto gente”, che vanno via un po’ più lisce, le prima bossanovando qua e là, la seconda ammiccando in modo smaccatamente radiofonico.
Pausa. Ascolto e cambio di hard disk. Alfredo si rende conto di aver suonato le ultime due canzoni con i toni chiusi, ma cerca sfacciatamente di trovare pretestuose ragioni di scelta stilistica. Alla fine i fatti gli daranno ragione a metà: terremo “Triste gioia”, che in effetti un po’ più “chiusa” funziona, e rifaremo “Ho fatto cose ho visto gente”.
Riprendiamo con “12 batture”, un bel bluesaccio che imbrocchiamo alla terza take. Non perfetta, forse, ma va bene così. L’atmosfera è molto carica, ora, anche se il dio Crono ci è un po’ avverso. “La ballata dell’eterno dilettante” è un osso piuttosto duro per tutti e tre. E’ la nostra sinfonia, il nostro manifesto programmatico. E’ anche una montagna russa musicale, dal pianissimo al forte, dallo swingato al blueseggiato, tra pause sincopate e mille cambi melodici. Alla fine teniamo una versione che al riascolto mostrerà un errore mio di cui non ci eravamo accorti. La reincideremo alla fine. Passiamo poi a “Di ciò che resta”, che riusciamo ad affrontare in modo piuttosto semplice dopo un paio di take. E’ un pezzo piuttosto pianeggiante dal punto di vista melodico, e anche il più quadrato per quanto riguarda la parte ritmica. Chiudiamo con l’altra nostra “classica” “Meglio tacere”, che dopo qualche errore e indecisione proprompe in tutto il suo fragoroso invito al silenzio. Giusto il tempo di riascoltare il tutto e di incidere nuovamente “La ballata…”, “Triste gioia” e “Ho fatto cose ho visto gente”. Di “Triste gioia” terremo, come già detto, la prima versione a toni chiusi.
Riascoltando “Canzone d’inverno” provo un brivido. E’ bella.
Usciamo dal Gain Studios svuotati e aggregati. L’immaginazione inizia a viaggiare a briglia sciolta figurandoci le sovrainciasioni: si pensa addirittura a un sax in “12 battute” e ne “La ballata…”, nonché a una fisarmonica in “Canzone d’inverno” (e qui ci giochiamo un Parigi durissimo).
La Disamistade è tornata in azione e sta per avere un disco, oltre al diario.

…per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare.
E suoneremo, ancora nella strada, e dalla strada ancora a questa stanza.
Sabato 19 marzo al Teatro Cagnoni di Vigevano ci aspetta un concorso per emergenti che comprende tre sezioni: interpreti, cantautori e balletto. Noi, ovviamente, parteciperemo… balletto? In effetti abbiamo provato qualche coreografia in sala prove: Alfredo ed io gliela molliamo abbastanza (detto in romanesco) ma Giorgio risulta proprio una pippa quanto a coordinazione. Quindi ci tocca ripiegare nei cantautori, con un brano dal titolo Triste Gioia, che nessuno di voi, a parte quelli presenti all’ultima, lontana, data, ha ancora ascoltato.
Riarrangiamo il pezzo per percussioni (i Cagnoni non vogliono la batteria), per cui Giorgio userà (correggimi se sbaglio) due bonghi e uno shaker (sciécher). Abbiamo un pochino premuto l’acceleratore sull’intimismo, date le esigenze, un po’ in contrasto con la suadenza del brano, suonato da una pulita chitarra elettrica (in mano ad Alfredo) e dalla mia affezionatissima acustica. Alfredo manda ai massimi i toni morbidi della voce, raggiungendo quasi la malizia. In studio scherziamo molto sull’andamento un po’ latino del brano: io sottolineo gli stacchi più ondeggianti sedendomi letteralmente sulle percussioni suonate, o dando colpi d’anca al complice Giorgio. Alfredo, da par suo, riempie il pezzo di sussurri (e grida, a volte) che neanche Sexual Healing di Marvin Gaye.
Si lavora sui semitoni, sulle settime maggiori e minori, durante la strofa, caratterizzata da una prima parte in chiave di la maggiore e da una seconda in la diesis maggiore (è la caratteristica musicale che preferisco del brano, questo piccolo “salto”. E un applauso, sentito, mando al nostro cantante). Il ritornello, invece, si permette di passeggiare tra note distanti, con un finale in discesa semitonale negli inferi di un mi basso.
Alfredo canta “e intanto le foglie hanno smesso di cadere” e io gli ricanto il ritornello, lasciandolo libero di viaggiare slegato dal tempo.
Le parole di questa canzone mi sanno di… di… triste gioia, di “cucchiaini per girare le parole“, di “luce che ubriaca“, dell’”attimo prima“, mi sanno di notti di lumi, di arrivederci a chissà quando, di solitudine densa. Non è una canzone felice, né arrabbiata. Infelice. Di un’infelicità morbida. O di una felicità viziata da un po’ di alcol.
Mi fanno sempre male le mani quando suono Triste Gioia. Ci sono solo barré (quasi si lacera l’indice, poi quando si spezza il manico della chitarra in prossimità del pollice, capisci che sei pronto), neanche un accordo a capotasto, e tutti così distanti tra loro da non poter fermare le corde da nessuna parte.
E dalla strada torneremo a questa stanza, e ad una stanza dove siamo soliti trovarci abbastanza spesso, ultimamente. Abbiamo ripreso a provare con costanza (nella stanza), ritrattato l’idea di introdurre un basso, e agendo in funzione di ciò che tra poco faremo, ciò che è anche un po’ il senso di questo blog, che di senso ultimamente ne ha davvero poco: registrare un disco. Nostro.
Proviamo e riproviamo le nostre canzoni, che sono diventate dieci (ehi! Come in un disco vero!), puntiamo l’attenzione sugli arrangiamenti, fumiamo sigarette (non in sala, ché si impregna tutto) e dopo un inverno passato in quel buco con un termosifone elettrico che ci aspetta bel ghiacciato, eccoci qui… a un passo dal salto in studio di registrazione. La sala prove, che sta fortunatamente perdendo la funzione di cella frigorifera (un grazie alla primavera che s’è fatta viva), sta a Campoferro, vicino alla nostra Voghera. Dieci minuti di viaggio per Giorgio e per me, un’ora per Alfredo, che vive a Milano. Da fuori sembra una specie di cascina, accorpata ad una tenuta con una recinzione tutt’attorno, ma dentro… TA’-DA’… batterie, amplificatori, mixer, casse e i caratteristici conetti di gommapiuma alle pareti. Dalla finestra, mentre suoniamo, abbiamo visto passare tutte le stagioni e insieme ad esse, oltre il vetro, un pony, di proprietà dei padroni della villa vicina. E’ un pony triste, e ci siamo affezionati a lui, figura strana che vaga tra gli alberi a rendere un po’ fatato quel mondo. Il nostro unico brano strumentale è per quel piccolo cavallo.
L’ultima volta che abbiamo provato ci è capitato di scoprire una porta aperta dentro alla sala, nascosta dietro alla gommapiuma. Una porta tutta rotta e chiudibile solo dall’esterno. Mi sono offerto per uscire (e, così facendo, entrare nella tenuta per poi ri-uscire dalla villa dei proprietari). Due colpi alla porta da fuori, che fortunatamente si incastra… e mi ritrovo lì, insieme al pony triste, anch’io parte di quel mondo fatato. Avrei voluto carezzarlo… ma ho preferito non spezzare l’incantesimo.
Dedico questo articolo a viola, che insieme alle parole mi ha soffiato sul viso la voglia di scriverlo

Spairani
Postilla
Lasciate che vi spieghi quest’ultimo articolo, che potrà apparire strano ai vostri occhi: il dott. Spairani, noto luminare specializzato in sessuologia, ha inviato una mail alLa Disamistade per farci questa proposta do ut des: noi gli facciamo pubblicità sul blog e lui offrirà ai lettori un servizio medico nozionistico generico con particolare attenzione verso i problemi di natura sessuale. Da oggi quindi è attiva, quasi fosse un blog parallelo, la pagina di Spairani all’indirizzo http://la_disamistade.blog.tiscali.it/mm1878966/, ossia dove siete in queso momento. Per gli accordi stipulari con il suddetto ho aggiunto il link alla pagina (lo trovate qui a lato insieme agli altri).
Un avvertimento: Spairani è di poche parole, come avrete notato da questo articolo in cui egli stesso si presenta. Se gli chiederete informazioni di orgine medico-andro-ginecologica sarà dettagliatissimo e preparatissimo nelle spiegazioni, ma per il resto vi risponderà molto brevemente, se non addirittura con monosillabi.
Spairani ama altresì che le persone si rivolgano a lui con l’incipit “Caro Spairani, è vero che…”.
Da oggi, quindi, sono quattro le persone che possono accedere al blog: i tre disamistini (ammesso che Alfredo si ricordi la password) e, per l’appunto, Spairani.
Sempre per gli accordi tra noi stipulati, quanto a promozione ecc…, vi indico l’indirizzo del suo studio, dove riceve la mattina dal lunedì al venerdi, dalle 10 alle 12, e il pomeriggio dal lunedì al giovedì, dalle 17 alle 19: via Piva, 12 – Fregnàple (CN).
Lele
(Ho dovuto sostituire la foto qui sotto per motivi legati al copyright. Al posto di quella del dottore ho apposto quella della sua attuale segretaria, tale Pussy Galore)

Dio, come sono incazzato.
Me ne vado al lavoro con la bella notizia della liberazione della Sgrena e me ne torno a casa a mezzanotte e mezza e guarda che disastro: l’uomo dei Servizi Segreti Italiani che ha svolto le trattative per la sua liberazione ammazzato ad un posto di blocco da militari americani. Più di trecento colpi sparati su un’auto che andava troppo veloce per i loro gusti. Tre feriti, di cui uno grave, e un morto ammazzato.
Dio, quanto sono incazzato. Madonnina santa, quanto sono incazzato.
Scusate ma è notte fonda, non so con chi cazzo prendermela o sfogarmi. Avevo bisogno di una valvola e ho usato il blog. O questo o rompevo un vaso, o mi mangiavo la pelle delle mani.
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